INTERFOTOGRAMMI, introduzione a M.I.F.

di luigi erba

…Tradizionalmente l’atto dello scatto costituisce l’azione per eccellenza in cui i termini visivi sono il fotogramma. Rimane comunque inespresso ciò che non si è potuto riprendere tra uno scatto e il successivo. Interfotogramma è l’inespresso fotografato, ciò che non si è potuto cogliere consciamente, ma che invece l’emulsione ha registrato. E’ una situazione visuale di cui ci si può appropriare proprio attraverso la staticità, la fissità (quindi linguaggio della fotografia, non del film). Il fotografo se ne appropria, come spesso succede, solo nel momento stesso della stampa (in questo caso attraverso il contatto). (Appunti per Interfotogrammi, febbraio 1989).

Come il cinema ?
Apparentemente il richiamo è verso il cinema, dove però il movimento viene dalla nostra percezione. E’ fittizio perché non esiste sulla pellicola. Qui si. Caso mai si avvicina a Marey, Muybridge, De Moy Ver, Moholy-Nagy. Lartigue, Giacomelli come senso del movimento, del provvisorio e del frammento.
(Appunti per Interfotogrammi, dicembre 1989)

La fotografia
la fotografia
è come una porta semichiusa
che si può aprire…una cicatrice:
una carne che è stata aperta,
che si è rimarginata,
ma si può riaprire
(Mario Giacomelli, Luigi Erba Interfotogramma, Pulcinoelefante, Osnago, settembre 1996)

AREA CAZZANIGA

Via D. Cesare Cazzaniga 2/4 Merate

giorni e orari d'apertura:

L’inaugurazione avverrà sabato 2 ottobre alle ore 15 

Sabato 2 – 9 – 16 – 23 ottobre dalle 10-12,30  15-18

Domenica 3 -10 -17 – 24 ottobre dalle 10-12,30 e 15-18

Ingresso libero e gratuito

Segreteria e info:

[email protected]

cell:3479760899  3479649677

Luigi Erba è nato a Lecco nel 1949. Laureato in Materie Letterarie all’Università Cattolica di Milano nel 1974 con una tesi sulla prosa e la critica di Galileo Galilei, ha insegnato nella scuola media inferiore e in un istituto Tecnico Industriale. Ha sempre coltivato fin dagli anni sessanta la dimensione della fotografia, scrivendo spesso di essa e di arte contemporanea. Fondamentale è stata la partecipazione ad un corso annuale tenuto da Oscar Ghedina e la frequentazione da sempre del laboratorio fotolitografico del padre a Milano. Non ha intrapreso la carriera professionale, dedicandosi parallelamente all’insegnamento, ad una ricerca linguistica sull’immagine costante negli anni che spesso coinvolgeva la stessa poesia, traducendo per diletto autori quali ad esempio William Blake.
Le sue prime esperienze fotografiche risalgono agli anni settanta con un paesaggio alpino, sempre fantastico e interiore, inventato, lontano da connotazioni topografiche, ma con tipici segni riferiti all’architettura (posato il più lontano possibile- Favrod). Continua a leggere